La recente sentenza della Supreme Court di Londra, in Patel v. Mirza stabilisce i parametri che guideranno i giudici inglesi nel considerare eccezioni proposte contro la richiesta di esecuzioni coattive di contratti contrari legge o comunque risarcimenti di atti in frode alla legge (Illegality defence).
In un contesto, come quello attuale dove l` attivita` economica e` sempre piu` regolata, assoggettata a complesse e dettagliate norme tributarie e sostanziali che non sono sempre facilmente comprensibili o anche solo conoscibili, e` comprensibile chiedersi fino a che punto atti formalmente in violazione di legge possano essere tutelabili o ne sia ammessa qualche forma di risarcimento / tutela.

Al margine e` relativamente facile inciampare in violazioni formali di legge. Quali sono le conseguenze pratiche per le parti ?

Come gia` enunciato nel 1775 da Lord Mansfield, che si rifa` a precedenti di diritto romano, “le Corti di Giustizia non assistono chi fonda la propria domanda su un atto / contratto immorale o illegale”.  Cio`in primo luogo perche non si puo` consentire al colpevole di profittare della propria attivita` illegale ed in secondo luogo perche` il sistema legale deve essere coerente, e non auto-distruttivo, condonando illegalita` da una parte, che e` vietata dall` altra.

Il problema e` che questo principio generale, anche enunciato come “Ex turpi
causa non oritur actio” non e` sempre di facile applicazione nella vita concreta.

I fatti in Patel v. Mirza ne sono una prova. Il Sig. Patel aveva pagato GBP 620.000 al Sig. Mirza affinche` quest` ultimo investisse in azioni di una banca, sulla base di informazioni riservate (insider trading). Queste informazioni riservate non erano mai state ricevute, e il Sig. Mirza che non aveva investito i fondi se li era trattenuti. Citato in giudizio, il Sig. Mirza si difendeva sostenendo che il contratto stipulato con Patel era nullo in quanto illegale e che quindi poteva trattenersi i fondi ricevuti. Il Sig. Mirza vinceva in primo grado, sulla base della Illegality defence. In
secondo grado il Sig. Mirza veniva condannato dalla Corte d` Appello a restituire i fondi ricevuti al Sig. Patel, e faceva quindi appello alla Supreme Court, Corte di suprema giurisdizione nel Regno Unito.

Il capitolo dei contratti nulli per illegalita`ed i loro effetti pratici erano una parte ancora non ben definita della Legge Inglese, soggetta a diverse interpretazioni e contrastanti precedenti.

Pur riconoscendo il principio di nullita` di contratti illegali, i giudici inglesi avevano in precedenza introdotte eccezioni per moderarne gli eccessi. Il principio della “Reliance” era stato introdotto dalla precedente giurisprudenza inglese, ai sensi della quale un contratto avente aspetti di illegalita` poteva trovare riconoscimento e quindi essere fatto eseguire coattivamente / dar luogo a risarcimenti, se l` attore, nel proporre la sua domanda in giudizio, non faceva leva – non era costretto a rifarsi (Reliance) alla parte illegale del contratto stesso. Questa dottrina veniva condannata come troppo formalistica e di natura puramente procedurale.  Non soddisfaceva le esigenze di giustizia sostanziale della vita reale.

Investita del caso, una speciale Supreme Court, costituita da 9 giudici riconsiderava la precedente giurisprudenza, e con la sentenza in Patel v Mirza ha dettati i nuovi parametri a cui i giudici inglesi dovranno rifarsi per decidere casi simili.

Posta dinnazi a situazioni del mondo concreto che possono avere un infinita varieta`, la Supreme Court (con una visione tipica della Common Law), rileva che il pubblico interesse e` meglio servito da un accertamento trasparente orientato su principi determinati, anziche` da un approccio legislativo e formalistico che in alcuni casi, puo` apparire arbitrario, ingiusto o sproporzionato.

In Patel v. Mirza, la Supreme Court ha quindi corretto la precedente giurisprudenza e ha stabilito a maggioranza che il giudice deve basarsi sui seguenti principi :

  • Lo scopo concreto della proibizione violata, e se questo scopo concreto sara` avvantaggiato dal dichiarare il contratto in violazione nullo e non eseguibile coattivamente / non fornire rimedi,
  • Ogni altra considerazione concreta di ordine pubblico
  • Se il dinniego di rimedi / dinniego dell`esecuzione coattiva del contratto e`risposta proporzionata all` illegalita` nel caso concreto.

Utilizzando questi principi, la Supreme Court dichiarava che il Sig. Patel aveva diritto a recuperare la somma versata, non sulla base di un contratto che non era stato mai eseguito bensi` sulla base dell` ingiusto arricchimento (Unjust enrichment) del Sig. Mirza.

Questa sentenza della Supreme Court e` ora una guida / enunciazione del diritto vivente, un riepilogo della precedente giurisprudenza, anche molto risalente ed una pregevole analisi di diritto comparato con il diritto di altri Stati del Commonwealth.

La sentenza della Supreme Court in Patel v. Mirza e` molto lunga e dettagliata, illustra graficamente la difficolta` di stabilire i principi guida in questo settore del diritto. Mostra anche il conflitto fra i giudici di maggioranza che hanno favorito un orientamento flessibile e proporzionato, contro i giudici di minoranza che avrebbero preferito un orientamento meno flessibile e variegato, ma anche molto piu` prevedibile nelle conclusioni concrete, per tutti coloro che violano norme imperative.

Dr Claudio Del Giudice – Diritti d` autore riservati – 12.10.2016